Nell'Est europeo, in particolare nei paesi che presentano un maggiore livello di sviluppo, si sta affermando un fenomeno che viene definito di "rilocalizzazione": un numero crescente di imprese estere sta infatti progressivamente trasferendo qui il fulcro della propria attività.
È quanto emerge da una ricerca dell'Università dell'Insubria, presentata il 16 gennaio 2007 a Varese (presso il centro congressi Ville Ponti di Piazza Litta, 2), nel corso di un convegno organizzato dalla rivista Sinergie e dall’Ateneo dell’Insubria, con il patrocinio del Centro Estero Camere di Commercio Lombarde.
Dalla ricerca, condotta su oltre 1.600 imprese che hanno attuato scelte di localizzazione nei paesi dell'Europa orientale, emerge come la delocalizzazione di fasi di attività non strategiche - spesso indicata come la finalità principale della presenza italiana nei paesi dell'Est europeo - non rappresenti l'esito ultimo del percorso di internazionalizzazione, ma solo una fase di un processo più ampio, destinato a trasferire all'estero l'intera catena del valore e a riprogettarla per servire il mercato locale.
E' quindi la ricerca di nuovi mercati, che integrino e al limite sostituiscano gli attuali, il motore ultimo delle scelte di internazionalizzazione di gran parte delle imprese esaminate: quasi l'80% del fatturato delle filiali è realizzato nel paese di localizzazione e nei paesi dell'Est Europa.
L'ipotesi della "rilocalizzazione" finalizzata al presidio del mercato locale sembra interessare soprattutto le imprese posizionate su settori maturi, che soffrono in modo evidente la crescita della pressione competitiva sui mercati di tradizionale inserimento.
Per questi soggetti l'opzione della "rilocalizzazione" rappresenta una soluzione che può garantirne la sopravvivenza: rilocalizzandosi, queste imprese ritrovano il contesto competitivo che l'Italia aveva rappresentato venti o trenta anni fa.
Le imprese che hanno maggiore forza competitiva sui mercati internazionali invece – le imprese "eccellenti", il cui posizionamento strategico non è significativamente interessato dalla concorrenza dei produttori provenienti dalle economie emergenti – hanno manifestato uno scarso interesse verso i paesi dell'Europa Centro Orientale quali mercati di sbocco.
In alcuni settori e Paesi dell'Est europeo, infine, i processi di internazionalizzazione manifestano ancora le caratteristiche tipiche della delocalizzazione. E' il caso della Romania e dei paesi che vivono ancora le primissime fasi del processo di sviluppo economico, scelti di regola perché offrono ancora condizioni competitive per specifiche lavorazioni ed attività.
La ricerca ha evidenziato infine come sui mercati dell'Est europeo le imprese italiane possano beneficiare di vantaggi:
- di "prossimità" – conseguenza diretta degli insediamenti già realizzati;
- informativi e di conoscenza diretta del mercato - frutto dell'esperienza già maturata con lo sviluppo in loco delle attività produttive, avviate ormai, in molti casi, da oltre un decennio.
(17/01/2007)
(Fonte: Centro Estero Camere di Commercio Lombarde)